L'uso Attuale del Suolo Agrario

Lo studio delle caratteristiche strutturali del comprensorio agricolo consente l'analisi degli aspetti peculiari dell'utilizzazione del suolo.

Per la realizzazione della cartografia, ci si è avvalsi del materiale cartografico ed informatico fornito dai Comuni che ricadono all’interno del Comprensorio irriguo. Tutti i tematismi sono stati ottenuti da ricognizioni dirette in campagna.

La metodologia utilizzata, consente la redazione di carte tematiche avvalendosi di conoscenze morfologiche, geologiche, pedologiche, ambientali, climatiche e socioeconomiche del territorio, nonché della fotolettura, del controllo diretto e della definizione delle chiavi di lettura, deducibili quest'ultime dai fotogrammi e reperibili da altre fonti.

L’indagine preliminare per l’individuazione delle aree oggetto di studio è stata eseguita su fotogrammi di riprese aeree e con esse si è predisposto l'assemblaggio dei fotogrammi realizzando così un mosaico "non controllato" per una visione d'insieme del territorio. Quindi, adoperando lo stereoscopio si è fatta la fotolettura e si è eseguito lo "scontornamento" delle aree interessate.

Alle fasi di lavoro, fotolettura, fotointerpretazione, fotorestituzione e redazione degli elaborati finali, si sono intercalate le fasi di controllo e di verifica in campo al fine di ricercare le chiavi fotointerpretative di lettura, di verificare la cartografia finale ottenuta, di rilevare le caratteristiche vegetazionali e quant'altro risultasse necessario per una corretta conoscenza del territorio.

Le operazioni eseguite per la fotointerpretazione del territorio oggetto di studio sono di seguito sinteticamente riassunte:

  • acquisizione di dati sul territorio mediante una ricerca bibliografica e sopralluoghi in campo;
  • fotolettura delle immagini allo stereoscopio individuando delle aree omogenee per caratteristiche visive;
  • riscontro in campo delle aree omogenee selezionate per attribuire la qualità e verificare le superfici;
  • elaborazione dei rilievi di campo in funzione alle qualità ricercate e alla scala di restituzione della carta tematica da realizzare;
  • fotointerpretazione dell'intero territorio utilizzando i dati elaborati;
  • realizzazione della carta tematica mediante la rappresentazione grafica dei dati rilevati su supporto cartografico in scala 1:50000.

Nel comprensorio irriguo, l'indirizzo colturale prevalente è quello agrumicolo e/o cerealicolo-zootecnico.

L'area del comprensorio irriguo è suddivisa in tre lotti, non tanto per il differente andamento colturale quanto per esigenze di carattere idraulico.

 

I° - lotto

Comprende circa il 70% del territorio consortile ed è distinto in due diverse unità, :la prima, confinante a sud con il IV° lotto, comprende i terreni situati in destra e sinistra idrografica del fiume Caltagirone e delimitati ad est dalla SS 385 e ad ovest dalla strada Caltagirone Ramacca, la seconda si estende a nord della Contrata Mongialino interessando i terreni localizzati in destra e sinistra idrografica del F. Margherito e lungo il Vallone della Signora.

La maggior parte degli agrumeti del comprensorio irriguo sono ubicati nella prima unità del primo lotto, interessando una fascia pressoché continua, della larghezza media di 3 Km dal limite nord a quello sud del perimetro unitario

Nella seconda unità la coltura prevalente è il seminativo, rappresentato soprattutto da cereali autunno-vernini e da ortive in pieno campo.

IV° - lotto

Nel IV° lotto prevale la coltura degli agrumi con piccoli appezzamenti destinati a seminativo, con cereali (grano duro) alternati a leguminose da granella o a maggese (nudo o lavorato). Nell'area si rilevano delle superfici incolte o a pascolo naturale in misura inferiore al I° lotto, in quanto l'orografia del territorio presenta un andamento in gran parte pianeggiante ed una buona struttura pedologica.

V° - lotto

I terreni sono per la maggior parte destinati ad agrumi, mentre sono quasi assenti le altre colture. La superficie agrumetata è localizzata in destra e sinistra della S.S 385 ed interessa le contrade S.Severino e Poggiarelli, rispettivamente in destra e sinistre del fiume Caltagirone.

Di seguito si riporta la ripartizione colturale, distinta per lotti, del Comprensorio irriguo:

 

Seminativo

Agrumeto

Oliveto

Vigneto

Frutteto

Incolto

I lotto

   

35

37

15

434

IV lotto

555

 

8,2

2

2

47

V lotto

395

694

1

-

-

16

Totale

   

44,2

39

17

497,2

Colture Arboree

La zona in studio, per l'elevata incidenza della superficie investita e per il notevole peso della produzione lorda vendibile del settore agricolo, può considerarsi a prevalente indirizzo agrumicolo.

Le ragioni di questa notevole diffusione sono da ricercare in una tradizione agrumicola ormai consolidata nel territorio.

Dei comuni dell'area indagata Palagonia è quello che presenta la maggior concentrazione di agrumeti .Trattasi per la quasi totalità di aranceti che occupano oltre il 50% della superficie agracilo utilizzata e rappresentano il 95,6% delle coltivazioni legnose agrarie.

Tali impianti colturali, all'interno del comprensorio irriguo consortile, interessano i terreni in prossimità delle contrade "Annunziata", "Cannito" e "S. Maria", sulla sponda destra del fiume di Palagonia e quelli in sinistra di suddetto corso d'acqua, nelle vicinanze delle contrade "Ingulterra" e "Coda di Volpe".

Nel territorio consortile di Ramacca la superficie agrumetata è distribuita in fasce quasi continue, lungo la valle del fiume Gornalunga, mentre appezzamenti sparsi si riscontrano nelle contrade "Margherito" e "Zotto".

I terreni interessati, tutti di natura alluvionale, presentano morfologie pianeggianti o leggermente ondulate. Una notevole porzione della superficie agrumetata comprensoriale è concentrata nel Comune di Mineo ed interessa una fascia pressoché continua della larghezza media di 3 Km dal limite nord-orientale del perimetro comunale (in continuità con gli agrumeti di Palagonia) a quello sud-orientale. Nel territorio consortile ricadente nei limiti amministrativi del comune di Grammichele gli agrumeti sono prevalentemente localizzati in destra e sinistra della S:S 385 ed in destra e sinistra del fiume di Caltagirone.

La specie maggiormente coltivata è l'arancio mentre ridotta è la coltivazione del mandarino. Le varietà più diffuse tra gli aranci sono quelle a polpa sanguigna (Tarocco, Sanguinello, Moro) mentre le arance a polpa bionda (Biondo comune, Ovale ) sono soppiantate da cultivar come il Valencia e il Navelina.

 Il sesto d'impianto generalmente adottato è il quadrato di m. 4, 5 x 4, 5 e m. 5 x 5, con una densità di circa 400 piante/Ha. I sesti più ristretti si rilevano negli impianti in stazione di maturità, mentre negli impianti giovani risultano adeguati alle esigenze della moderna meccanizzazione.

La concimazione è sia di origine organica che minerale con larga prevalenza dei concimi minerali rispetto a quelli organici, risultando questi ultimi di difficile reperimento ed alto costo .

La concimazione organica viene effettuata ogni tre anni, con letame di stalla nel periodo autunnale. La concimazione minerale viene svolta generalmente con l'impiego di tutti e tre gli elementi minerali (complessi ternari).

La lotta antiparassitaria viene eseguita a fine primavera ed in autunno, nei mesi di maggio e settembre .Con l'irrorazione di fine primavera vengono combattuti il Ragno rosso e l'Aleiroide degli agrumi; il trattamento autunnale è rivolto contro la mosca della frutta e le cocciniglie. Le lavorazioni al terreno vengono praticate quasi sempre con mezzi meccanici. La potatura viene fatta in primavera, mentre l'eliminazione del seccume inizia verso la fine dell'estate e procede per tutto l'autunno. La produzione media unitaria degli aranceti in stazione di maturità oscilla tra i duecento e i duecentocinquanta q. li/Ha. La commercializzazione del prodotto avviene sia tramite piccole imprese che normalmente non dispongono di adeguate attrezzature sia attraverso strutture commerciali di dimensioni ragguardevoli, con elevate capacità di lavorazione del prodotto.

Colture Erbacee

Le colture foraggere e graminacee sono diffuse maggiormente nella parte alta dei comuni di Caltagirone e Mineo. La loro entità è tuttavia insufficiente a coprire il fabbisogno alimentare del pratimonio zootecnico, bovino in particolare. Un aumento della superficie investita a colture foraggere leguminose è quindi auspicabile anche per ragioni prettamente agronomiche attinenti la conservazione della fertilità potenziale dei terreni agrari

Negli ultimi anni gran parte delle superfici così investite, a seguito dell'esodo delle forze di lavoro e delle trasformazioni socio-economiche verificatesi nell'ultimo ventennio, sono state abbandonate, con la conseguente rarefazione delle buone essenze pabulari e il sopravvento di specie infestanti (composite spinose). Il recupero di questi terreni, dotati di ottima fertilità potenziale e con specializzata vocazione per le produzioni foraggere appare necessario soprattutto per soddisfare il fabbisogno alimentare del pratimonio zootecnico.

Le colture ortive, insistono su limitate superfici del territorio consortile e sono localizzate soprattutto nelle aree ricadenti nei comuni di Mineo e Ramacca . La coltivazione viene effettuata sia in pieno campo che in serra.

La superficie investita a grano duro interessa la quasi totalità degli investimenti a cereali. Il grano duro è la specie più diffusa e fornisce produzione unitarie soddisfacenti, (la produzione unitaria media è risultata pari a 30-35 q.li/ha ) grazie anche al miglioramento delle tecniche colturali. A livello varietale la produzione si basa su una eterogeneità di cultivar, nella cui scelta non sempre si tiene conto del grado di adattabilità all'ecosistema.

L'orticoltura è poco diffusa all'interno del comprensorio irriguo, anche se negli ultimi anni si è rilevato un aumento, pari al 46%, della superficie investita. Questo aumento è imputabile senz'altro alla trasformazione in irriguo dell'area consortile, registrando, così, un incremento delle superfici investite ad ortive ed in particolare a carciofo che rappresenta la specie orticola maggiormente diffusa, soprattutto nelle zone con una più elevata componente argillosa che valorizza le capacità produttive della coltura.

La varietà maggiormente impiegata è la "Niscemese" dotata di buone caratteristiche organolettiche la cui produzione media in irriguo è pari a 100-150 q.li/ Ha.

In linea generale, la ridotta superficie investita ad ortive come pure la bassa diversificazione colturale della S.A.U. trovano spiegazione nel fatto che l'agricoltore, al momento della scelta colturale, opta per l'agrume, ritenendolo fonte di reddito più sicura e affidabile, con gravi ripercussioni per il mercato del settore già gravato da notevoli eccedenze.

Oltre al carciofo notevole è la superficie investita a fava con una resa media di circa 12 q.li/Ha che viene prevalentemente destinata all'alimentazione animale.

Le foraggere permanenti, costituite da prati permanenti e pascoli di leguminose e graminacee, rappresentano appena il 2,8% della S.A.U. e sono maggiormente concentrate nella parte alta dell'area consortile.

I pascoli sono caratterizzati da un andamento ridotto e variabile della produzione, dovuto principalmente ai lunghi periodi di siccità che rendono impossibile l'adozione di una zootecnia intensiva senza l'ausilio dell'irrigazione. Tale andamento irregolare si contrappone a quello delle esigenze nutritive degli animali che, malgrado le oscillazione dipendenti dallo stato fisiologico, è tendenzialmente costante.

Sulle rese estremamente basse dei pascoli, oltre alle sfavorevoli condizioni climatiche incide, spesso, la mancanza di qualsiasi intervento tecnico volto a migliorarne la produttività.

Per quanto riguarda le foraggere avvicendate (2,1% della S.A.U.), nel comprensorio è diffusa la rotazione triennale con grano ripetuto ad erbai o fava o maggese (nudo o lavorato ).